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Journal d’un cinéaste | Fabio Carpi


Prezzo: 18,50 €

 



Lingua: francese | 336 pagine | Brossura 12x19,5

Traduzione Pierre Dubois
Prefazione Gian Piero Brunetta

Di cosa parla
Questo diario costituisce una sorta di unicum nella letteratura cinematografica. Per quanto mi sia sforzato di ripescare nelle biografie o autobiografie registiche del passato qualcosa che fosse assimilabile o paragonabile all’esperienza e alle avventure raccontate da Fabio Carpi in queste pagine non è stato possibile trovare nulla di simile, o anche solo di vagamente assimilabile. Per quanto mi riguarda si tratta di una sorta di “monstrum”, nel senso etimologico del termine, di qualcosa di eccezionale per la capacità dell’autore di registrare e mescolare, in maniera indissolubile, la petite histoire della vita privata, con tanto di accurata registrazione di piccoli o grandi disturbi fisici o psicosomatici e l’attività professionale e creativa, all’interno di un contesto produttivo ibridato dalla presenza delle forze televisive ed entrato in stato di confusione profonda. (Gian Piero Brunetta)

Chi è l’autore
Fabio Carpi ha scritto e realizzato due ritratti-documentari, Cesare Zavattini parliamo tanto di me, Cesare Musatti matematico veneziano, e undici film, Corpo d’amore, L’età della pace, Quartetto Basileus, Le ambizioni sbalgliate, I cani di Gerusalemme, Barbablu Barbablu, L’Amore necessario, La prossima volta il fuoco, nel profondo paese straniero, Nobel, Le Intermittenze del cuore. Ha pubblicato una quindicina di libri, tra  cui: Le vacche svizzere (1957), Cinema italiano del dopoguerra (1958), I luoghi abbandonati (1962), Relazioni umane (1964), La digestione artificiale (1967), Il circo di Pechino (1977), Mabuse (1982), Nevermore (1995), Patchwork (1998), Bona Parte (2006), Come sono andate le cose (2006), L’ultima tappa del Giro di Francia (2008), Pulce secca (2009).

 

Dicono di lui:
Basileus Quartet. Witty, intelligent […] has much of the purity of tone and leannness of line of the marvellous music. Vincent Canby, New York Times.

Homère, la dernière Odyssée. Pas d’armes, pas des coups de feu, mais de l’ironie, des sarcasmes et, ce qui est encore plus cruel, l’aigu de la clairvoyance. Homère, film de Fabio Carpi dont le héros est aveugle, nous rince les yeux. La nuit y est superbe puisque cette œuvre est solaire. […] Allez voir Homère de Fabio Carpi. Allez voir Borges-Rich et Sibilla-Cavalli. Puis rentrez chez vous et lisez. Ou aimez. Mourez, peut-étre, c’est si cruel et si doux. Jean-Pierre Dufreigne, L’Express.

L’Amour nécessaire. Toute la force de L’Amour nécessaire, sans doute le meilleur film de Fabio Carpi et celui qui fait la synthése d’éléments épars dans ses titres précédents, L’Âge de la paix et Le Quatuor Basileus en particulier, vient de ce que le réalisateur (à l’image de Hitchcock de Fenêtre sur cour ou du Powell du Voyeur) s’est souvenu que parler du regard, de la séduction, de la manipulation, c’est parler du cinéma. Sur de telles prémisses, on ne peut pas tout à fait rater un film. On peut même, c’est le cas ici, le réussir. […] On pense à La Règle du jeu, bien sûr, avec ses maîtres, ses domestiques et ses lapins qu’on tire, mais le propos de Carpi n’est pas d’ordre social. De La Règle il ne retient que le mouvement des sens, la valse des cœurs, certains révant de mener le bal, tandis que d’autres ne savent pas qu’ils sont déjà des proies. Tout cela est filmé avec bonheur, avec élégance. Carpi n’est peut-étre qu’un « petit maître », mais d’un raffinement rohmerien, qui le rapproche d’un Musset qui aurait lu Sade. JR, L’humanité.

Basileus Quartet. It plays like a lovely chamber piece, and its actors work with a good musical quartet’s instinctive politesse and self-effacing skill, muting individual flights in deference to total effect. Carpi may never be a Beethoven of the cinema, but he could perhaps be a Schubert, and there are few enough of those making movies these days. Richard Schickel, Time.

L'autore della prefazione
Gian Piero Brunetta (Cesena, 1942) insegna Storia e critica del cinema all'Università di Padova. Ha curato per Einaudi la Storia del Cinema Mondiale (5 volumi, 1999-2001) et il Dizionario dei cineasti del cinema mondiale (3 volumi, 2004-2005). Tra le sue opere Buio in sala (1990), Il viaggio dell’Icononauta (1998). Ha anche scritto delle trasmissioni per il cinema e per la televisione; ha creato delle mostre in italia e all'estero, e ha collaborato a molte altre. Il suo lavoro più conosciuto è la Storia del cinema italiano in 5 volumi, arrivato recentemente alla terza edizione.




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