Paulina | Giovanna Betto

Storia di una bambina albanese strappata alla miseria delle sue origini per essere proiettata in un opulento paese occidentale imbarbarito dalla televisione commerciale e dal malcostume: l’Italia. Svegliata nel cuore della notte, ad appena dieci anni viene costretta a mettersi in viaggio, schiacciata insieme a centocinquanta passeggeri in una « carretta del mare », approda così sulle coste italiane. L’amicizia con una bambina della sua età risveglierà i ricordi infantili di quando era amata dai suoi genitori. La sua coscienza la guiderà a formarsi una propria personalità senza però riuscire a risparmiarle le conseguenze più terribili del crimine di cui è vittima. Un piccolo imprenditore, « i suoi amici vestiti di grigio » e un uomo politico all’apice della sua carriera concorrono in modi diversi a far precipitare Paulina nell’abisso. Una storia di pedofilia e prostituzione, raccontata con estrema delicatezza, che rimanda come in uno specchio ai fatti di cronaca degli ultimi mesi.

 

« Mentre la guerra civile dilaniava la Francia durante il regno di Carlo IX, l’amore non mancava di trovar posto tra tanti disordini, e di provocarne molti nel suo impero ». Con questo tono da favola morale comincia una delle più straordinarie novelle di Madame de Lafayette. Tutta l’esperienza del secolo nel disegnare con spietata lucidità l’anatomia delle passioni è distillata in questo piccolo gioiello di sapienza narrativa. L’anatomia morale non si esibisce con l’intellettualismo compiaciuto e un po’ ingenuo della Clélie, traspare solo in controluce: ma è proprio l’arte della litote che consente a Madame de Lafayette di aprire squarci tanto più inquietanti sugli abissi dell’io.

 

Ritrova Leila nella cucina a quadrettoni rossi e bianchi. Con Peppo. Al canile non lo hanno ripreso.

— Mi hanno sgridata dicendomi che prima di prendere un animale bisogna informarsi bene dove va a stare e da chi, e se è ben accetto, che le sorprese come la mia sono stupide, che…
E Peppo scodinzola.
— D’accordo, lo tengo.
È stato un attimo. Un momento di debolezza. Sono bastati tre secondi. Si prenderebbe a schiaffi.

 

Il suicidio è l’atto che consiste nel darsi la morte con le proprie mani. È generalmente mal visto, e il disonore che infanga il nome del suicida ricade anche sulla sua famiglia. Non conosco nessun altro pregiudizio che sia allo stesso tempo tanto stupido, nefasto e malsano. Così ho deciso di dedicare la vita a combatterlo e a sconfiggerlo, e questo libro è il risultato dei miei studi e delle mie ricerche. Piomberà sul mondo come una pietra nell’acqua cheta, e non dubito che le onde si propagheranno fin nelle più lontane contrade.

 

Tutto è cominciato il 14 dicembre del 2004. Tutto? Non è vero. Diciamo invece che in questo campo un’informazione diffusa all’improvviso dalle agenzie di stampa ha brutalmente scosso la serena perseveranza della nostra immaginazione, dei nostri progetti, delle nostre azioni. Abbiamo appreso che Google, l’impresa americana che fornisce il motore di ricerca più utilizzato sui nostri computer, progettava di digitalizzare, a seguito di una programmazione su sei anni, una quindicina di milioni di volumi a stampa, e cioè circa quattro miliardi e mezzo di pagine.